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Una chiacchierata con Gian Luca Brusati

Pubblicato il 1 Maggio 2012

Una chiacchierata con Gian Luca Brusati

L’incontro con Gian Luca Brusati avviene in un momento particolare della storia della Risab. Nel mese di gennaio la morte del fratello Roberto, dopo una dolorosa malattia che nel suo procedere inesorabile aveva reso gli ultimi mesi irti di “un affannoso vivere”.

Oggi tocca a lui farsi nocchiero, condurre questa società alla continuazione e non solo. Nella nostra chiacchierata negli uffici Sfera Blu, mi rivela infatti la sua visione di imprenditorialità: lottare – e ci vorrà un grande temperamento e coraggio – per rafforzare le basi della propria società ma nel contempo creare anche i presupposti per uno sviluppo della stessa che garantisca maggiore sicurezza per i collaboratori, per gli eredi e per sé. Il suo porsi alla guida, il prendere saldamente in mano il timone in un frangente come questo dimostra sicuramente una scelta coraggiosa, ma certo mi disarma e mi commuove quando con la massima semplicità afferma che lui ha fatto quello che avrebbe fatto suo fratello per lui.

Ci soffermiamo per un po’ in una serena disquisizione e analisi dei punti da migliorare, e ce ne sono, come in ogni azienda, su alcune strade e direttive da costruire ex novo, sulla fiducia nell’appartenere a un gruppo che manleva da certi tipi di ambasce e dà diverse certezze a una piccola realtà.

Facciamo insieme un’analisi precisa e puntuale, meditata. Si potrebbe dire scandagliata, perché Gian Luca ha nel cuore il mare che è abituato a scrutare con la delicatezza e la circospezione di un sub; nel silenzio e nella meraviglia.

È il suo hobby questo, oltre il “tempo dolce” della casa. È un modo di essere, un modo di guardare e di osservare, aggiungo io.Mi confessa anche il suo “scaldarsi” forse un po’ troppo di fronte all’ingiustizie: del fratello gli mancherà la compensazione di una visione più distaccata dell’umano esistere.

Gli lascio un foglio dove il 30 gennaio di quest’anno ho appuntato qualche parola: “Campane scandiscono/ ricordi, pensieri, sussulti del cuore./ Giorni freddi, aironi dalle slanciate gambe punteggiano/ la desolata campagna./ Battute miste a smozzicati sorrisi/ ad esorcizzare la morte./ Se n’è andato un uomo gentile, mite, deciso/ Silenzioso è entrato nelle nostre coscienze”. Gian Luca mi saluta con una stretta di mano, grande, sincera: bisogna riprendere la via.